il capro espiatorio (Il sospetto)


Schermata 12-2456272 alle 18.29.08recensione del film:

IL SOSPETTO
Titolo originale:

Jagten

Regia:

Thomas Vinterberg
Principali interpreti:

Mads Mikkelsen, Thomas Bo Larsen, Susse Wold, Annika Wedderkopp, Lasse Fogelstrøm. Anne Louise Hassing, Lars Ranthe, Alexandra Rapaport. – 115 min. – Danimarca 2012.

Il titolo originale di questo lavoro di Vinterberg è, tradotto in italiano, La caccia, il che ci dice che il titolo che la nostra distribuzione ha voluto apporvi è quanto meno arbitrario. Aggiungerei anche che è fuorviante e che sembra autorizzare letture e interpretazioni più banali di quelle che il film merita. Direi che un titolo di tal fatta potrebbe addirittura indurci a pensare che Il sospetto appartenga a un genere cinematografico già parecchio frequentato, collocandosi nella scia de Il dubbio, o del più recente Monsieur Lahzar, cioè di quei film che, per quanto di notevole qualità e spessore, hanno già detto molto del rapporto fra i ragazzi e i loro insegnanti e degli equivoci che possono sorgere in certi ambienti di fronte a un approccio educativo caldo e confidenziale, corretto in sé e probabilmente molto fecondo di buoni risultati, ma poco praticato e perciò temuto e demonizzato.

Proprio per evitare un deja vu, avevo escluso dai miei orizzonti questo film, poi ci ho ripensato, quasi fuori tempo massimo, e non me ne sono pentita. Nonostante ciò che se ne dice e se ne legge, mi è sembrato che Vinterberg affronti non tanto il tema dell’inaffidabilità dei bambini, della loro propensione alla menzogna e della facilità con cui vengono creduti dagli adulti, mettendo quindi nei guai persone per bene, come in questo caso uno degli operatori nell’asilo del villaggio, Lucas, accusato senza ragione di pedofilia, quanto un tema poco presente al cinema, se non in un certo cinema dei paesi del Nord Europa in cui la tradizione luterana e la connessa attenzione al tema del male sembrano aver permeato profondamente la mentalità collettiva, pur in presenza di elementi più antichi e primordiali, immediatamente individuabili fin dall’inizio del film.

La caccia, appunto, sembra essere, dall’inizio alla fine,  il vero centro narrativo della pellicola, quello che le conferisce una continuità coerente, perché, sia che racconti il sacrificio degli animali innocenti a un hobby crudele e ormai privo di motivazioni materiali, sia che rappresenti la caccia all’uomo di molte altre scene, fino all’ultima, apparentemente priva di senso, ci testimonia il persistere di una ferocia profonda del cuore di tutti gli abitanti del villaggio, comprese le donne, che, pure, non avevano partecipato al rito barbarico dell’uccisione degli animali, né a quello successivo e tutto maschile delle bevute fino allo stordimento. Saranno proprio le donne, infatti, dalla direttrice dell’asilo, alle madri di famiglia, le persone più lucidamente determinate a perseguitare il povero Lucas, a isolarlo anche quando la sua innocenza verrà conclamata. Proprio l’innocenza del giovane e mite insegnante è l’elemento intollerabile, che l’intera popolazione non gli può perdonare, perché ha il torto di mettere in luce il malvagio sentire di tutti. A quel punto nessuno si esimerà dall’individuare in lui il”mostro diverso”, colpevole di ribaltare l’immagine positiva che ognuno ha di sé. Egli diventerà appunto il capro espiatorio, la vittima sacrificale che, assumendo su di sé le colpe collettive, riporterà l’intera popolazione turbata e in subbuglio a quella condizione di equilibrio che appare nelle prime scene del film. Lo schema narrativo mi sembra ripercorrere con le immagini, molto belle e giustamente scure e “notturne”, le indicazioni dell’antropologo francese Réné Girard quando, alla fine del secolo scorso aveva cercato di chiarire, come il costante ripetersi di alcune circostanze determini nelle aggregazioni umane la ricerca di una vittima da sacrificare, di un capro espiatorio e perchè esso diventi un elemento quasi indispensabile all’equilibrio delle stesse, anche se sembrano lontane fra loro per cultura, modo di sentire, abitudini religiose.

Il film si presenta perciò come un’opera da meditare, complessa e suscettibile di ulteriori approfondimenti, scritta bene e molto ben diretta, interpretata in modo eccellente da Mads Nikkelsen, nei panni di Lucas (Palma d’oro al Festival di Cannes 2012 come miglior attore).

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9 pensieri su “il capro espiatorio (Il sospetto)

  1. Condivido pienamente la tua recensione. Il film è molto bello e profondamente amaro. Terribile l’atteggiamento degli abitanti della contrada verso un uomo che viene accusato di un crimine orrendo e che si perpetua oltre la sua dimostrata innocenza. Il dubbio pervade tutti. Il coraggio dell’uomo accusato, però, non lo scagiona dal, questo sì, sospetto di aver commesso il fatto vergognoso o dalla possi bilità di commetterlo in futuro. Che cosa è che non si perdona questa gente? Forse l’incapacità di relazionarsi con gli altri, mogli, mariti, figli, istituzioni e…se stessi.

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    • Secondo me non si perdona la ferinità del proprio comportamento, e ora si vorrebbe far sparire colui che con la sua presenza è la testimonianza intollerabile e vivente di ciò. C’è molta violenza gratuita che affiora dal profondo: la caccia e i capri che vengono cacciati, all’inizio del film; l’uccisione del cagnetto, che più innocente di così non potrebbe essere e infine la scena ultima, che dimostra come l’innocenza non può essere tollerata, perché mette allo scoperto proprio l’animalità feroce del comportamento del branco, camuffata, magari, dal cameratismo grossolano degli uomini che sfidano nudi il freddo gelido, tuffandosi nell’acqua ghiacciata o dalla resistenza dei medesimi che non solo bevono sfidandosi a chi beve di più, ma incitano grossolanamente lo stesso Lucas a bere.
      Sanno benissimo che Lucas è di una pasta diversa: non si spoglia e non si tuffa, se non per soccorrere gli altri, si mantiene sobrio. Naturalmente tutto ciò non viene ammesso apertamente: ne andrebbe della loro stessa immagine! Bellissimo e insolito film. A presto

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  2. Speriamo che questa sia la volta buona e che il mio commento ti arrivi. Condivido il tuo giudizio. Quello che ho rilevato in questo film è il taglio politico: si vive nel mondo del “pensiero unico”, in assenza di autonomia di giudizio. Con i chiari di luna che abbiamo davanti dovremmo prendere l’esempio dell’unico amico che il protagonista si trova accanto, pietà, sostegno e rifiuto di accodarsi al gregge. Il momento della verità arriva, serve coglierlo.

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  3. in realtà, io ho difficoltà a capire quale sia l’unico amico che Lucas alla fine del film si trova accanto, perchè le poche persone che si accompagnavano a lui nella partita di caccia potrebbero essere tutte ugualmente sospettate o ugualmente escluse, dal momento che il regista le lascia volutamente alla nostra immaginazione e quindi nella piena ambiguità. Il tema del tradimento è uno dei temi fondanti del cristianesimo, basato sul sacrificio del capro espiatorio.

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  4. Non ho detto alla fine del film, ma durante la vicenda: è quello che crede sempre nella sua innocenza ed accoglie il figlio del capro espiatorio in casa sua. A giudicare da come lo presenta il regista sembra il più abbiente ed acculturato. Lo sostiene sempre, durante tutta la vicenda. Secondo me rappresenta colui che ragiona con la sua testa e non si lascia trascinare dal “pensiero unico”!

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  5. Bellissima recensione. Il titolo italiano risulta, in effetti, fuorviante, mentre l’originale Jagten ben rimanda alla vera e propria caccia alle streghe messa in scena nel film.

    Condivido anche l’idea che si tratti di un film da meditare, ricco di temi da approfondire (dall’innocenza dell’infanzia ai vuoti familiari, dal senso di colpa all’istinto predatorio dell’uomo).

    Un film sicuramente intenso e interessante. Anche se, nella seconda parte, ho trovato un po’ fastidioso, seppur coerente con il tema trattato, il parteggiare di Vinterberg per il protagonista, in quanto vittima innocente.

    Ilenia

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  6. Ottima analisi di uno dei film migliori che il cinema ci ha offerto negli ultimi due anni. Avevo rimandato la visione per diverso tempo ma alla fine ho ceduto, credo analizzi perfettamente un tema troppo spesso trattato in maniera superficiale e, nonostante qualche cosa che non mi è piaciuta, consiglio a tutti di guardarlo. Personalmente mi piacerebbe vincesse pure l’Oscar anche se la parte nazionalista tifa per Sorrentino.

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    • Io non ho dubbi circa la notevole bellezza di questo film e la notevole bruttezza di quello di Sorrentino, ma temo che i tentacoli della Medusa arrivino lontano! 😉 Grazie del commento.

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