addio a Mercury (Young adult)


recensione del film
YOUNG ADULT

Regia:
Jason Reitman

Principali interpreti:
Charlize Theron, Patton Oswalt, Patrick Wilson, Elizabeth Reaser, Jill Eikenberry, Richard Bekins, J. K. Simmons, Emily Meade, Collette Wolfe, Brady Smith, Louisa Krause, Jenny Dare Paulin, Ella Rae Peck, Hettienne Park, Asun Ortega, Brian McElhaney, John Forest, Jee Young Han, Rightor Doyle, James Stordahl, Julie E. Davis, Nicholas Delany, Skippy D
– durata 94 min. – USA 2012.

E’ passato da Torino così velocemente che per vederlo ho dovuto acquistare il DVD. L’estate e le vacanze (sempre un po’ noiose) servono anche a vedere i film che si sono persi.

Mavis era una studentessa bella e intelligente del liceo di Mercury, piccolo centro del Minnesota. Era stata considerata la più bella della scuola, durante un concorso per eleggere la reginetta del corso di danza: in effetti era anche molto desiderata e corteggiata. Aveva avuto una storia col suo compagno Buddy, che era finita quando lei, dopo il diploma, aveva deciso di abbandonare Mercury per andare a vivere nella più importante metropoli del Minnesota: Minneapolis. Qui si era sposata e aveva intrapreso con un certo successo la carriera di scrittrice di libri per adolescenti, i giovani-adulti del titolo del film. Il momento iniziale del film ci presenta Mavis a quarant’anni, ormai in piena crisi: il matrimonio è andato a rotoli; il successo letterario è sempre più incerto; un solo amico le fa compagnia, il cagnolino Dolce, di cui si occupa distrattamente; un solo compagno è rimasto inseparabile: l’alcool, bevuto in quantità spaventose. E’, insomma, molto infelice, ma ha molta stima di sé, e pochissima degli altri. Pensa che le servirebbe una svolta: un’e.mail, che all’improvviso le annuncia la nascita della figlia di Buddy, le sembra l’occasione da non perdere per ritrovare il senso della sua vita e il luogo dove continuarla. Nei suoi piani, quindi, la riconquista del bel Buddy, e non importa se ha messo su famiglia, nonché il ritorno definitivo al suo paese d’origine. Le cose non andranno secondo i suoi auspici, ma la breve esperienza, alquanto umiliante per lei, le darà una nuova coscienza di sé e del mondo, grazie soprattutto a Matt, altro suo vecchio compagno di scuola.
Questo personaggio, centrale in tutta la vicenda del film, ai tempi del liceo era il tipico secchione solitario, non molto amato dai suoi compagni. Ora è un uomo reso invalido da una gravissima e selvaggia aggressione omofobica, in seguito alla quale egli non sarebbe più stato lo stesso di prima: porta, infatti, nel corpo i segni indelebili dell’ottusa ferocia della violenza subita. Come Mavis, anche Matt non stima nessuno e non ama gli altri, ma, grazie alla sua intelligenza lucida e corrosiva, valuta con chiarezza ciò che avviene attorno a lui e nella donna alla quale dice, senza infingimenti, verità scomode. Matt, certo, non è un bellone, ma la tratta da pari a pari senza mai adularla, aiutandola, dopo l’umiliazione patita (o volutamente cercata) per il goffo tentativo di riprendersi Buddy, a ritrovare le ragioni per ricominciare, avendo più chiaro chi vince e chi perde davvero nella vita. Via da Mercury, però, che rimane la piccola città di provincia non abbastanza interessante per stimolare Mavis a scrivere e a crescere ancora.
Il film, con gli insoliti ritratti, finemente disegnati, di due personaggi antipatici, è molto interessante, come tutti quelli che portano la filma di Jason Reitman, che anche qui, come in Juno, si avvale dell’eccellente sceneggiatura di Diablo Cody. Superba l’interpretazione di Charlize Theron, perfetta nei panni di Mavis, della quale rende, nonostante la scarsa simpatia che suscita, le più complesse sfaccettature. Ottima anche l’interpretazione Patton Oswalt, nella scomoda parte di Matt.

2 pensieri su “addio a Mercury (Young adult)

  1. Grazie a te, Angelo, per avermi letta; è un film per il quale è difficile appassionarsi, perché Mavis è un personaggio sgradevole e negativo, ma è anche piena di contraddizioni ed è sostanzialmente infelice, viziata e convinta che tutto le sia dovuto. E’ però interessante per più ragioni: perché in fondo è il ritratto di una donna che non è mai uscita dall’adolescenza, è lei, davvero, la young adult del titolo; perché vi si coglie il contrasto fra la vita della metropoli, (nella quale si è più soli che nei piccoli centri, ma che può essere viva e stimolante, nonostante tutto e offre opportunità maggiori per la realizzazione di sé), e quella dei paesetti più piccoli, provinciali e pettegoli, dove la società è solo apparentemente solidale e unita, ma in realtà poco offre quanto a stimoli culturali ed è capace di spietate forme di emarginazione. Anche il ritratto di Matt è molto interessante, perché è in fondo un uomo molto simile a lei, ma, come viene detto dalla sceneggiatrice, più per gli aspetti negativi: odiano le stesse cose, si sentono superiori ai loro simili, non amano nulla e nessuno.
    Come vedi, due bei tipetti!
    Il film, comunque merita. Quello che non ho capito è il motivo per cui nelle sale sia stato pochissimo. Misteri della distribuzione italiana!
    Ciao.

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