un bambino in difficoltà (Molto forte, incredibilmente vicino)


recensione del film:
MOLTO FORTE, INCREDIBILMENTE VICINO

Titolo originale:
Extremely Loud and Incredibly Close

Regia:
Stephen Daldry

Principali interpreti:
Tom Hanks, Sandra Bullock, Thomas Horn, Max von Sydow, Viola Davis, John Goodman, Jeffrey Wright – 129 min. – USA 2012.

Anche questa è la storia di un bambino, un bambino un po’ speciale, di quelli che vengono in genere definiti “borderline” rispetto a quella severissima forma di disagio mentale, che è l’autismo.
Il piccolo Oskar soffre, infatti, come ci viene detto, di “sindrome di Asperger”, espressione di un disagio particolare, di origine genetica, che investe soprattutto la vita di relazione, nonché il comportamento.
Che cos’ha Oskar di tanto diverso dagli altri bambini? Nulla e tutto: ogni segno della sua “diversità” non indica di per sé alcuna “anormalità”: la somma di ognuno di questi segni e la presenza di altri più inquietanti sembrano invece indizi di malattia.
Ogni bambino, infatti, ha un rapporto privilegiato con uno dei genitori, col quale condivide segreti o un lessico particolare; oppure crea per sé un mondo fantasioso; oppure ama rifugiarsi in un angolo della casa per stare da solo, sotto il letto, o sotto il tavolo; ogni bambino ha inoltre paure e angosce non sempre razionali. Nella vita di Oskar questi comportamenti si accompagnano, però, ad altri meno diffusi: una logorrea irrefrenabile e ossessiva, per parlare soprattutto di sé; una scarsissima curiosità del mondo e delle persone che lo abitano, nei cui confronti, anzi, prova diffidenza e paura; una terribile tendenza autolesionista, la propensione a classificare cose e fenomeni secondo lunghi elenchi. Questo bimbo, così problematico ha un rapporto particolare col suo papà, che lo accetta com’è, assecondandone bizzarrie e sogni e anche insegnandogli che la realtà non è così temibile: basta interpretarne gli indizi, per scoprirne i segreti, che se indagati a dovere ci fanno comprendere il mondo: così, grazie a pochi segni, è possibile risalire addirittura all’esistenza di un fantomatico VI Distretto di New York… Questo padre, che ha una piccola gioielleria a New York, per puro caso, ha un appuntamento, l’11 settembre 2001, al World Trade Center: sarà una delle vittime dell’attentato alle Twin Towers.

La famiglia, che aveva trovato un modo per vivere con indulgente amore il rapporto con Oskar, ne verrà sconvolta, così come rischierà di essere per sempre perduto il precario equilibrio del bambino. Una chiave misteriosa, trovata in una busta che reca la scritta Black, emersa dall’armadio degli abiti del padre, sembrerà al piccolo Oskar l’ultimo segnale della presenza dell’uomo, quello che egli andava cercando per fare ordine negli eventi caotici e senza senso della sua esistenza: quando troverà la serratura alla quale la chiave era destinata, sentirà di aver ritrovato il padre e sarà, infine, uscito dal lutto. La sua ricerca, quasi un viaggio di formazione, sarà per un tratto accompagnata da un anziano signore muto, di un mutismo elettivo, dopo la terribile esperienza dei bombardamenti di Dresda. L’assenza della parola non gli impedisce però di comunicare e di parlare col piccolo facendosi benissimo intendere, attraverso la scrittura, efficacissimo suo surrogato. In questa seconda parte del film, interessante e densa di significati simbolici, il lavoro del regista assume, però, a mio avviso toni di patetismo furbo, strappalacrime e poco sopportabile, mentre ingiustificatamente ottimistica appare la prospettiva futura di “magnifiche sorti e progressive” per Oskar: un po’ troppo, se è vero che il piccolo, comunque, soffre di una malattia genetica! Non ho letto il romanzo di Jonathan Safran Foer, da cui il film è tratto, perciò non sono in grado di fare raffronti: mi limito a esprimere, come è giusto che sia, secondo me, il mio giudizio di perplessità su quell’opera autonoma che deve essere un film, anche rispetto al romanzo che l’ha ispirato. Notevole prova d’attore del bambino (Thomas Horn), così come quella dell’anziano che lo accompagna nella ricerca (Max von Sydow).

Annunci

4 pensieri su “un bambino in difficoltà (Molto forte, incredibilmente vicino)

  1. Condivido pienamente ogni parola – ho visto, finalmente, questo film ieri pomeriggio – ma, se posso permettermi ( ed evidentemente lo farò! ), vorrei precisare che la sindrome di Asperger, e l’autismo tutto, non è una malattia ma una neurodiversità e che, ebbene sì, è possibilissimo (probabilissimo a certe condizioni) progredire, al pari di un qualsiasi altro essere umano “ordinario”.
    Grazie per le interessanti recensioni e per la selezione sorprendente dei film!
    Carole, mamma di tre giovani ragazzi/e, dei quali il secondo Asperger, e il terzo Kanner (non verbale)

    Liked by 1 persona

    • Sono molto lieta, Carole, che tu abbia visto questo film; spero che tu l’abbia apprezzato e spero anche che che la mia recensione, scritta da una me, del tutto ignara delle diverse forme di neurodiversità, non ti abbia urtata. Dal momento di questa mia recensione a oggi, sono passati parecchi anni e molta luce è stata fatta su queste sindromi e sul comportamento “diverso” di chi ne è portatore; oggi anch’io ne so un po’ di più e probabilmente scriverei una recensione più attenta e più informata. Grazie per essere passata da me e per il benevolo giudizio sui miei interessi cinematografici e per i miei scritti. Un caro e affettuoso saluto!

      Mi piace

      • Grazie a te per il bellissimo blog, che ho scoperto da poco, e per le tue parole. Urtata ? Assolutamente no, e spero di non aver dato questa impressione.
        Non sono riuscita a mettere ” mi piace” alla tua risposta ma consideralo fatto!
        Il film mi è piaciuto a tratti, il giovane protagonista è eccezionalmente bravo ma raramente mi entusiasmo a questo genere di storie troppo, volutamente, commoventi – da alcuni anni, mi commuovo facilmente – o troppo violente. Preferisco il cinema francese ( attendo, se vorrai, una recensione di Louise Michel), britannico, nord europeo. Ho molto amato Rams !
        Forse perché vivo da molti anni in un posto sperduto in Bretagna! 😀
        Ricambio il caro e affettuoso saluto, buon proseguimento!

        Liked by 1 persona

        • Condivido i tuoi gusti per il cinema francese e nord-europeo in genere; detesto le commedie all’italiana e anch’io tendo a evitare il mélo e in genere quella che viene definita la “pornografia del dolore”. Conosco la Bretagna, dove fui in vacanza alcuni anni fa. Qualche volta, dalla Francia, porto a casa qualche DVD, perché alcuni film, pur molto belli, qui non si trovano proprio. Per Louise Michel, l’avevo perso a suo tempo. Può darsi che, presto o tardi me ne occupi. Per ora mi sto dedicando a un film molto impegnativo, di cui, se riesco, domani troverai la recensione: The Dead di John Huston, dal bellissimo racconto di Joyce che conclude Gente di Dublino. Sono molto lenta nei miei scritti, perché sono molto perfezionista e torno a leggere, rileggere e correggere a più non posso! A presto, allora! 😀

          Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...