fermare il tempo (I colori della passione)


recensione del film:
I COLORI DELLA PASSIONE

Titolo originale:
The Mill and the Cross

Regia:
Lech Majewski

Principali interpreti:
Rutger Hauer, Michael York, Charlotte Rampling, Joanna Litwin, Oskar Huliczka – 97′ – Svezia, Polonia, 2011.

Il regista polacco Lech Majewski ricrea in questo splendido film l’ambiente in cui nacque il celebre dipinto di Pieter Bruegel il vecchio, intitolato Salita al Calvario (1564), il quale, mentre rappresenta le torture e le violenze inflitte a Cristo dai suoi carnefici, allude metaforicamente alla condizione della sua terra di Fiandra, i cui abitanti, ribellandosi all’occupazione spagnola e al tentativo di imporre il cattolicesimo con la forza, vennero violentemente sottoposti a feroci massacri*. Majewski ci introduce dapprima nella vita quotidiana di un villaggio delle Fiandre alla fine del XVI secolo mettendoci davanti agli occhi le occupazioni degli uomini che ci vivono, le frequenti maternità delle donne, i giochi dispettosi dei bambini, le stanze buie anche in pieno giorno in cui le famiglie convivono promiscuamente con gli animali domestici. La bellissima e nettissima fotografia, che accompagna la ricostruzione storica scrupolosa e attenta, mette in luce molto spesso la perfezione dell’ingranaggio del mulino, che sorge in posizione dominante su tutto il villaggio.
Questo mulino scandisce il tempo; il mugnaio che ne mette in moto il meccanismo, e che lo può fermare a suo piacimento, assume nel corso del film un significato simbolico sempre più chiaro: è Dio che determina, secondo i suoi disegni, le vicende umane, come intuisce lo stesso Bruegel, che non a caso lo colloca in cima a un’altissima roccia, sulla sinistra del dipinto, a dominare la scena di orrore e di dolore che si svolge sotto i suoi occhi, ma lontano da essa. In primo piano, invece, una selva di uomini e donne, oppressi e oppressori, in coerenza con la visione che l’artista aveva della pittura e che costituisce, secondo Majewski, una peculiarità della pittura bruegeliana: far sì che l’occhio del fruitore dell’arte colga soprattutto, a una prima lettura, i particolari che lo coinvolgono di più, anche se sono i meno importanti, perché sono parte del vivere quotidiano. Si snoda, allora, davanti ai nostri occhi il processo di ideazione e di realizzazione del quadro, nel quale l’artista, come Dio, è riuscito a fermare il tempo, per mostrarci i particolari di quel vero calvario che ha contrassegnato un periodo molto buio della storia delle Fiandre e dell’Europa.

Pieter Bruegel d. Ä. 007
Salita al Calvario di Pieter Bruegel

*Credo sia utile ricordare che le Fiandre, dalla fine del 1482 patrimonio ereditario degli imperatori asburgici, erano diventate nel 1556, dopo l’abdicazione di Carlo V, parte integrante del Regno di Spagna, da poco diviso dal resto dell’Impero. Questa ricca e prospera regione imperiale, perciò, si trovò ad essere governata da uno dei più retrivi e bigotti sovrani Europei, Filippo II, che cercò di stroncare, con una selvaggia repressione, le scelte religiose riformatrici filo-protestanti della popolazione.

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