un’ interessante e chic operazione (Pollo alle prugne)


recensione del film:
POLLO ALLE PRUGNE

Titolo originale
Poulet aux prunes

Regia
Vincent Paronnaud, Marjane Satrapi

Principali interpreti:
Mathieu Amalric, Edouard Baer, Maria de Medeiros, Golshifteh Farahani, Eric Caravaca, Chiara Mastroianni, Isabella Rossellini – 91 min. – Francia, Germania 2011.

Il film racconta la triste storia del grande violinista Nasser Alì, che vive a Teheran insieme alla scorbutica moglie, mai amata, Faranguisse, e ai due bambini nati dal loro matrimonio. In seguito a un violento litigio, Faranguisse gli distrugge lo straordinario violino, indispensabile all’eccellenza delle sue esecuzioni, inducendolo a lasciarsi morire d’inedia. Durante gli otto giorni che precedono la morte, Nasser Alì ricostruisce le tappe importanti della sua vita, dagli studi musicali presso il vecchio maestro che gli affidò in eredità il prezioso violino, all’amore ricambiato per la bellissima Irâne, frustrato dall’opposizione dei genitori di lei, ma perenne fonte di ispirazione della sua arte, e vivo negli anni nonostante la lontananza e le vicissitudini successive. Forse è proprio l’ultimo casuale incontro con lei, che pare averlo dimenticato, a determinare la sua ferma volontà di morire. Il film è dunque il racconto, preceduto da una funzionale introduzione, delle otto giornate di Nasser Alì, che disteso sul proprio letto, è in attesa della fine. Dalla prima all’ultima giornata passano davanti alla sua mente i suoi ricordi dolci e tristi, che spesso si confondono con le proiezioni del futuro immaginato per i suoi figli, cresciuti e invecchiati. Nel film si incrociano perciò molteplici piani temporali, in cui presente, passato e futuro si collocano su scenari diversi, fatti di luoghi reali, ma anche di eleganti sfondi, ritagliati dal cartone disegnato e colorato con raffinatezza. In questi luoghi, veri o di cartone, le vicende rievocate vengono rielaborate trasformandosi in favolosi eventi, la cui lontananza nel tempo è espressa anche attraverso l’assenza di prospettiva spaziale tipica del racconto disegnato. Pollo alle prugne è diretto e sceneggiato da Vincent Paronnaud e Marjane Satrapi, gli autori del libro a fumetti che porta lo stesso titolo; i due che avevano portato sullo schermo, pochi anni fa, il delizioso Persepolis. Il progetto viene portato avanti con poetica ispirazione; colpisce la complessità polisemica dell’amore per Irâne, il cui nome evoca la patria perduta dagli esuli che hanno firmato questo lavoro: una storia d’amore da lontano (omaggio in terra di Francia all’antica cultura cortese?), allusiva di una condizione politica senza speranza, gravata dal dolore disperato per l’impossibile riavvicinamento. Mathieu Amalric, attore realisticamente vivo dalla prima all’ultima scena, è bravissimo e convincente nella sua intensissima e dolente interpretazione. Attorno a lui, altri bravi attori, da Isabella Rossellini, ai due piccini che interpretano i figli di Nasser Alì, così come le molte “maschere” dai volti piatti e poco espressivi, perfette per essere fissate in quel contesto affascinante di fumetto colto e molto chic, che è tanta parte del film.

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7 pensieri su “un’ interessante e chic operazione (Pollo alle prugne)

  1. Assolutamente d’accordo con il tuo giudizio. Non ho nulla da aggiungere se non la conferma che si tratta di un film bellissimo e particolare.

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    • Devo dire che meditarci un po’ sopra fa molto bene, perché aiuta a superare ogni pregiudizio realistico e a collocare nella giusta prospettiva anche le parti in cui la “grafic novel” sembra confliggere con l’intento di una rappresentazione cinematografica più convenzionale. Grazie!

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  2. I tuoi commenti sono organici e ordinati, ci sono le tappe temporali come nel film effettivamente le scene (si) succedono. Mio figlio di 16 anni ogni tanto mi “concede” di leggere qualche mio commento a film che mi sembra potrebbero interessarlo e mi dice che manca proprio quell’ordine che è nei tuoi commenti. A me piace di buttar lì in massa le mie sensazioni, la pelle, qualcosa resterà … Alla prox.

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    • Arrossisco :)! La scrittura, per me, è un po’ mettere ordine nel guazzabuglio delle sensazioni disordinate che si affollano nella mia mente quando esco dal cinema. Non ho figli, ma un marito che subisce, con molta pazienza, i miei commenti, dandomi anche qualche suggerimento, che spesso mi sembra, di primo acchito, discutibile, anche se poi, riflettendo, mi pare utilizzabile, magari parzialmente. E’ difficile che pubblichi un articolo senza averglielo più volte letto e riletto. In ogni caso, anche questo lavoro di analisi è una deformazione professionale! Credo, però, che ognuno di noi sia prima di tutto se stesso anche in ciò che scrive, e perciò non vedo per quale ragione dovresti cambiare le tue abitudini. Mi sembra che le tue recensioni siano scritte con cura e in buona forma italiana, il che sul web non mi pare poco, non trovi?

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  3. Hai descritto molto bene il film, soprattuto hai reso l’idea della molteplicità dei piani temporali che nel film mi ha colpito molto, vorrei rivederlo proprio per capirli meglio, oltre che per la straordinaria originalità di tutto il film.

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  4. il film è originale, ma non incomprensibile, perché la cultura dei due autori si è formata in Iran, ma anche in Francia, dove vivono in esilio: si avvertono echi dell’antica poesia cortese sia nel tema, molto comune nelle corti provenzali, dell’amore da lontano, sia nell’altro, quello del parlare della donna anche per parlare d’altro, in modo particolare di politica (Irane è, insieme la donna amata e la patria lontana e irraggiungibile). D’altra parte l’amore dei trovatori in lingua d’oc possiede a sua volta alcuni caratteri che lo apparentano alla cultura orientale, pre-islamica, ma anche islamica perché la circolazione della poesia e dell’arte era diffusa in tutto il bacino del mediterraneo.
    Grazie del commento.

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