un viaggio senza direzione (L’illusione viaggia in tramvai)


locandine d’epoca

recensione del film:
L’ILLUSIONE VIAGGIA IN TRAMVAI

Titolo originale:
La ilusión viaja en tranvía

Regia:
Luis Buñuel

Principali interpreti:
Lilia Prado, Carlos Navarro, Miguel Manzano, Agustín Isunza, Guillermo Bravo Sosa – 82min.- Messico 1954

Girato a Città del Messico nel 1954, questo film può trovare il suo spazio vicino a Salita al cielo, col quale condivide almeno il tema di fondo del viaggio. Questa volta, però, il viaggio è quello di un vecchio tram, il 133, che la azienda locale dei trasporti ha deciso di ritirare dalla circolazione. Ne sono completamente all’oscuro i due tramvieri,che, anzi, affezionati al loro veicolo, si erano premurati di ripararne i piccoli guasti. Il loro zelo non viene apprezzato: il tram dovrà essere portato al deposito e lì abbandonato al suo destino il giorno dopo. La sera, i due lavoratori mortificati reciteranno nella Sacra Rappresentazione, detta localmente “pastoral”, nella quale tradizionalmente gli abitanti dei quartieri di Città del Messico si esibivano durante i festeggiamenti di fine anno. Il dolore per la perdita del lavoro, legato al tram, insieme a qualche birra di troppo, porterà i due ad abbandonare la recitazione tra il primo e il secondo tempo e a intraprendere un viaggio nella città col vecchio tram che dovrebbero portare al deposito solo al mattino successivo. Il proposito è quello di non far salire nessuno sulla vettura, ma di dedicarsi esclusivamente al piacere di un ultimo viaggio sui binari. Come avviene sempre nei film di Buñuel, dove i propositi non si realizzano mai, anche qui il caso, arbitro della nostra vita, ci mette lo zampino, cosicché anche un viaggio sui binari, cioè, per definizione, senza possibilità di deviazioni, subisce sorprendenti e anarchiche variazioni: inopinate fermate, durante le quali sale sul tram un’umanità varia e vivace, che sulla vettura trasporta un pezzo di sé, delle proprie attività o delle proprie abitudini: i macellai del Rastro porteranno con sé le parti invendute degli animali; le beghine di ritorno dalle “pastorali” le statue sacre , mentre, quando saliranno i borghesi, forte sarà la diffidenza per un viaggio gratuito (una turista americana ci sentirà un vago odore di comunismo…). Al mattino, quando il vecchio tram dovrebbe essere finalmente riportato nel deposito, l’incontro con una scolaresca di orfanelli, alquanto discoli, nonché la deviazione verso una vecchia cascina in cui si pratica la borsa nera del grano, imprimeranno ancora una volta al percorso dei due tramvieri svolte del tutto inattese, mentre un mare di guai rischia di travolgerli. La conclusione, ancora una volta irridente e beffarda, del tutto diversa da quanto ci si aspetterebbe, non fa che confermare che non esistono previsioni possibili nella vita; i binari su cui viaggiamo, e che sembrano prestabilire per noi una vita tranquilla e senza scosse, non riescono a garantirci nulla, perché il caso la fa, sempre e comunque, da padrone. il film contiene una serie di vivacissime trovate, che animano il viaggio notturno del veicolo; presenta personaggi bizzarri e ridicoli; malati e sani; per lo più tutti connotati da una certa dose di cattiveria, talvolta persino di crudeltà, maggiormente presente là dove meno ce lo si attenderebbe: nei bambini, che non solo fanno monellerie, ma prendono di mira il più indifeso di loro, quello che nessuno va mai a trovare in collegio, quasi a indicare una connaturata propensione umana alla malvagità, nonostante la retorica dell’innocenza dei più piccoli. Questo discorso ci riporta, perciò, idealmente, alla “pastoral” dell’inizio, nella quale si recita la la cacciata di Eva e di Adamo dall’Eden, seguita dalla maledizione di Dio, disceso sulla terra adiratissimo per quel peccato dell’origine che segnerà indelebilmente gli uomini che verranno. La Sacra Rappresentazione iniziale presenta, però, altri aspetti di estremo interesse, sia perché è quasi un film nel film, sia per il tono scherzoso e surreale che assume nella ingenua e goffa recitazione degli abitanti del quartiere, sia per i grotteschi travestimenti degli interpreti improvvisati. Come si può capire, dunque, anche in un film non eccezionale, l’impronta del regista è chiaramente avvertibile e rende ancora godibile e divertente una pellicola del 1954.

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