il male di vivere (Las Hurdes)


recensione del film – documentario:
LAS HURDES

Titolo originale Las Hurdes/Tierra sin pan

Regia:
Luis Buñuel

27 min. – Spagna 1932

Questo documentario segue i primi due film di Buñuel, Un chien andalou e L’age d’or e segna anche la fine del periodo programmaticamente surrealista del regista. L’interruzione dei suoi rapporti con Salvador Dalì, d’altra parte, aveva anche chiuso l’avventura intellettuale parigina, ma non le tracce che in ogni caso avrebbe lasciato profondissime e che già si notano in questo lavoro del 1932. Egli, tornato in Spagna, fu stimolato a interessarsi alla regione delle Hurdes, che si trova a soli cento chilometri a ovest di Salamanca, nonché dei suoi piccoli villaggi, dopo aver letto la tesi di dottorato del direttore dell’Istituto francese di Madrid, Maurice Legendre, studioso di ogni aspetto di questo territorio miserabile, primitivo e fuori dal mondo civile, la Tierra sin pan del titolo originale. Con un budget modesto (20.000 pesetas dell’amico anarchico Ramon Acin, che le aveva vinte alla lotteria e che fu ben lieto di impegnarle in tal modo), il regista riuscì a portare a termine questa pellicola in soli due mesi. Il risultato è un breve documentario, molto impressionante, in cui è descritta la durissima esistenza degli abitanti dei villaggi ai piedi dei monti dell’Estremadura, che vivono, ignorati dal resto del mondo, in una condizione non solo di profonda povertà, ma anche di promiscuità e degrado, nella sporcizia delle loro abitazioni, con una totale inosservanza delle più elementari norme igieniche, fra insetti e animali da cortile. I bambini, che si dissetano alle acque del torrente maleodorante e infette da liquami animali, si ammalano gravemente e muoiono presto. Molti di loro portano anche i segni fisici di una deriva genetica, causata dai numerosi accoppiamenti incestuosi: diffuso il cretinismo, numerose le deformità rachitiche o i gozzi. La fame è una triste compagna di queste popolazioni, tanto che, talvolta, tocca ai maestri della locale scuola sorvegliare che i piccoli tozzi di pane raffermo, che essi stessi portano ai bambini, non vengano loro sottratti dai genitori. Tutta la vita, persino la sepoltura dei morti, è una fatica improba per questa gente minacciata dalla congenita debolezza, dalle frequenti malattie e dalla malaria. In questi luoghi selvaggi e primitivi, vivere, per ogni creatura, anche per gli animali, è un’impresa dura e crudele: il documentario si apre con la scena di inaudita violenza della festa di matrimonio, celebrata nel paese di La Alberca, secondo un rito feroce e barbarico, durante il quale gli uomini del luogo, a cavallo, cercano di strappare la testa di un gallo vivo appeso per i piedi a una fune che attraversa la strada: si tratta dell’ultimo paese prima che ci si addentri nello squallido territorio di Las Hurdes. Incontriamo anche altre scene famosissime, come quella che ci mostra l’asino distrutto dalle api fuoruscite dall’arnia che sta trasportando, o come quella della capra che precipita da uno scosceso dirupo: il male di vivere è per tutti, in questi luoghi maledetti. Si avverte una forte vis polemica contro la società che non fa nulla per cambiare questo stato di cose, che certamente non sono per loro natura immutabili: sferzanti le battute del regista contro la Chiesa, che ha abbandonato le popolazioni di questi villaggi, lasciando però sul luogo le ricche testimonianze della sua presenza nei secoli, e anche contro lo stato spagnolo, che ha aperto una scuola in cui si insegna ai bambini che innanzitutto occorre rispettare la proprietà altrui…
La speranza era che alla denuncia seguisse qualche intervento del governo repubblicano che da poco si era insediato: non accadde, perché i repubblicani ritennero il film lesivo della reputazione nazionale, con un atteggiamento non dissimile da quello dei franchisti al termine della guerra civile. Il film non ebbe in quel momento alcun ritorno economico: Ramon Acin non vide più i suoi soldi perché morì ucciso dai franchisti durante la guerra civile nel 1936 insieme alla moglie e solo molto più tardi Luis Buñuel fu in grado di restituire le 20.000 pesetas alle due figlie.
Un documentario, realistico, dopo i due primi film in cui l’inconscio e il delirio onirico sembravano aver aperto nuove prospettive? Risponderei che le spaventose immagini di Les Hurdes presentano certamente tratti realistici, ma di un realismo quasi grottesco, vicino a quello dell’ultima produzione di Goya e alla tradizione popolareggiante di molta pittura spagnola, di cui, anche in seguito, troveremo citazioni numerose nel cinema buñueliano. Aggiungerei che questo film, anzi, ribadendo l’interesse del regista per il mondo degli animali, degli insetti e per gli oggetti legati a un modo di vivere alquanto primitivo, raccoglie qui un vero e proprio repertorio iconografico che costiuirà una preziosa riserva sia di immagini simboliche, sia di idee per i film successivi.

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