un terribile film, che dobbiamo vedere (Offside)


Recensione del film
OFFSIDE

Regia
Jafar Panahi

Principali interpreti:
Sima Mobarak Shahi, Safar Samandar, Shayesteh Irani, Ida Sadeghi, Golnaz Farmani, Mahnaz Zabihi, Nazanin Sediq-zadeh, Mohammad Kheir-abadi, Masoud Kheymeh-kabood, Ali Baradari, Mohsen Tabandeh, Reza Khayeri, Karim Khodabandeh – 93 min. – Iran 2006


Questo film è terribile, perché racconta una storia vera di donne iraniane, che è una storia terribile, fatta di soprusi violenti e di ottusi divieti. Il regista che ha girato questo straziante lungometraggio è stato incarcerato, a seguito di una condanna a sei anni, a cui si aggiunge, in ogni caso, il divieto di dedicarsi alla regia per altri venti. Speriamo che nel frattempo le donne e tutto il popolo iraniano ritrovino la loro libertà. A scanso di equivoci, però, va detto che questo film terribile è anche un bel film: bello e interessante. E’ un film che ci racconta l’ostinazione di alcune ragazze, che vivono o studiano a Teheran, e che vogliono, a rischio della loro libertà, entrare nello stadio in cui si gioca una partita di calcio che impegna la nazionale iraniana. Il loro tentativo si infrange quasi subito, com’era prevedibile, perché, anche se si sono ben camuffate per nascondere i caratteri femminili del volto, la sorveglianza stretta del regime, che vieta alle donne di assistere alle partite, finirà per incastrarle e per separarle dagli altri tifosi, confinandole in un settore dello stadio, in cui grottescamente vengono rigidamente sorvegliate dai soldati di leva armati che il regime ha inviato lì per questo scopo. Di lì non potranno muoversi, neppure se devono recarsi in bagno, perché non esistono negli stadi bagni per le donne. Molto interessante è però il fatto che le fanciulle cerchino di parlare con i soldati per esporre le loro buone ragioni e per far capire a loro l’assurdità della situazione. Le risposte che ottengono ci parlano di una mentalità arcaica e piena di pregiudizi, intollerabile ai nostri occhi: le donne sono deboli e hanno bisogno di essere protette dai loro uomini, padri, mariti, fratelli che a questo si devono dedicare, oltre che al lavoro. L’Islam, integralisticamente interpretato, probabilmente non è unico responsabile di questo modo di pensare: i soldati provengono da zone lontanissime dalla capitale, che è una sterminata metropoli in cui il comportamento degli individui, per quanto rigidamente controllato, finisce per sfuggire alla sorveglianza della polizia: la scuola e l’Università forniscono, per forza di cose, a generazioni di giovani e di ragazze gli strumenti critici al cui vaglio non possono che rimanere impigliati i vecchi stereotipi che per millenni, invece, hanno tenuto a freno le aspirazioni alla libertà e al riconoscimento dei diritti individuali di uomini e donne. Dalle campagne e dalle montagne di quel paese, popolate da un’umanità legata alla produzione agricola in terre avare, all’allevamento, in difficili condizioni, di animali da cui ricavare ciò che serve all’alimentazione, deriva anche, probabilmente, la xenofobia che è diffusa fra questi soldati e che li porta a sostenere che i giapponesi possono frequentare con le loro donne gli stadi iraniani, per seguire da tifosi la loro squadra, perché i giapponesi sono diversi, sono di un’altra razza…
Andiamo a vedere questo film, dunque, perché è interessante, ben raccontato, per capire ciò che sta succedendo, ma che potrebbe cambiare (il finale del film, sotto quest’aspetto, ci apre il cuore alla speranza), soprattutto, per dare la nostra solidarietà alle donne, agli uomini, a questo coraggioso regista, a tutti quelli che soffocano per mancanza di libertà.

4 pensieri su “un terribile film, che dobbiamo vedere (Offside)

  1. E’ davvero un bel film che arriva al cuore e alla ragione. In un Paese sostanzialmente povero e sottomesso ad un regime teocratico che si illude ancora di mantenere in vita una società islamica primordiale contro tutto il mondo occidentale e non (vedi i giapponesi), i governi dittatoriali non riescono a soffocare il germe del desiderio di libertà e di uguaglianza che ciascun “suddito” porta nella sua coscienza. In questo film il regista mette a confronto forse i due settori della popolazione più duramente schiacciati dal regime: i soldati e le donne. I soldati devono ubbidire ciecamente agli ordini, che ravvisano come giusti nella misura in cui ne riconoscono i principi e i costumi di vita in mezzo ai quali sono vissuti; le ragazzine, trascinate dalla passione per il calcio, sono costrette a rinunciare a frequentare lo stadio in forza di divieti che – seppur cresciute all’interno di famiglie osservanti – non riescono capire. Fuori dello stadio, al di là del muro che copre lo svolgimento della partita, piene di ansia per le sorti della squadra del cuore e per la paura del loro gesto azzardato, cercano di vincere la resistenza dei giovani soldati, di convincerli della ingiustizia della situazione e di coinvolgerli, vista la comune passione, a liberarle. I soldati non sanno spiegare le ragioni che sono alla base degli ordini di sequestro delle ragazze, perchè in realtà, non ne sono intimamente convinti. Il graduato, contadino, non cede alle preghiere delle ragazze perchè si sente in parte debolmente reponsabile della loro incolumità (è questa la giustificazione per la clausura delle donne che gli hanno inculcato); in realtà vuole fermamente evitare che la sua ferma si prolunghi per punizione oltre il periodo previsto: ha il lavoro che lo attende e il dovere di accudire ad una famiglia. Le ragazze sono fragili anche se alcune mascherano la loro paura con atteggiamenti arroganti e strafottenti: ma continuano persistentemente a chiedere le ragioni di tanta assurdità. I soldati sono arroganti per convinzione e per paura, non sanno rispondere e si lasciano trascinare a unirsi, nella passione per lo stesso sport, ai festeggiamenti finali insieme alle ragazzine.
    E’ un film semplice, fresco, che lascia la speranza che, in forza di sentimenti comuni, possano finalmente germogliare in un regime chiuso i principi della libertà e soprattutto dell’uguaglianza dei diritti fra uomini e donne.
    E questa battaglia la vedo, anche nel film, affidata alle donne.!!??

    Mi piace

  2. La battaglia dovrà coinvolgere insieme uomini e donne, ma certo le giovani, che non hanno niente da perdere, se non le loro catene, probabilmente, con la loro combattiva intelligenza e con la loro cultura, saranno le vere protagoniste della rivolta decisiva contro il regime reazionario dell’Iran, che speriamo non si faccia troppo attendere. Grazie del bel commento.

    Mi piace

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...