uno strano pellegrinaggio (La Via Lattea)


recensione del film:
LA VIA LATTEA

Titolo originale:
La voie lactée

Regia:
Luis Buñuel

Principali interpreti:
Christine Simon, Pierre Clémenti, Georges Marchal, Michel Etcheverry, Agnès Capri, Ellen Bahl, Julien Bertheau, Muni, Claude Cerval, François Maistre, Bernard Verley, Edith Scob, Alain Cuny, Laurent Terzieff, Michel Piccoli, Paul Frankeur – 102 min. – Francia 1968.

La Via Lattea è il nome della strada che raccoglieva i pellegrini di tutta l’Europa nord occidentale, da Parigi a Santiago de Compostela, cioè al santuario ivi sorto nel 1075 per ospitare le spoglie, secondo la leggenda miracolosamente ritrovate, di San Giacomo, apostolo di Cristo. Buñuel racconta il viaggio di due pellegrini dei nostri giorni, Pierre e Jean, che si incamminano da Fontainbleau verso Santiago. Questo, però, è anche un percorso a ritroso nel tempo, perché il regista, con estrema e surreale naturalezza, introduce, lungo la strada di Jean e Pierre, una serie di strani personaggi che, indossando abiti di epoche trascorse, mettono in scena la rappresentazione del loro orientamento teologico eterodosso e delle dispute infinite che ne derivarono con la Chiesa di Roma. Alla fine del film, il regista ci rassicura circa la veridicità storica e l’esattezza teologica delle cose viste e udite nel corso del film: eresie e dogmi si affrontarono e contrapposero nei secoli in modo violento, grottescamente appoggiandosi sull’autorità delle scritture, per l’interpretazione delle quali si svolsero inutili e capziosi duelli non solo verbali, di cui è significativo e comico emblema quello fra il giansenista e il gesuita, che del tutto incuranti della vita reale che si svolgeva a pochi passi da loro, si sfidano con sprezzo del ridicolo. La conclusione di questo duello, del tutto sorprendente, è anche indicativa dello scetticismo del regista circa la reale buona fede dei contendenti: egli è convinto che dietro gli argomenti teologici, molto sottili e abbastanza incomprensibili, si nascondesse la volontà di mantenere posizioni di potere, insidiate, più che da concorrenti dottrinariamente agguerriti, da potenziali oppositori di varia natura (i poveri, le donne, i contestatori del principio di autorità) individuati come sovversivi dell’ordine pubblico e perciò ferocemente perseguitati. Permette questo tipo di lettura la presenza frequente nel film di personaggi d’autorità (militari, poliziotti), che esercitano funzioni di controllo di quei luoghi pubblici, come taverne e locande, frequentati da avventori poco conosciuti e con aria e abiti da poveri. Le classi alte tollerano e accettano atei o eretici al loro interno (il sadico, il giansenista, i due antitrinitari che si travestiranno da cacciatori), purché le loro idee non mettano in crisi una società gerarchicamente organizzata, secondo una ingiusta piramide di privilegi. Il giovane Jean, pellegrino a sua volta scettico e disincantato, intravede la possibilità di un cambiamento (siamo nel ’68!), gli pare quasi di veder fucilare il papa, ma viene riassorbito nella logica quotidiana e classista di una società in cui nuovi notabili si sono inventati nuovi e intollerabili eretici (un farmacista ha scritto la filastrocca di anatemi che nella festa conclusiva di un anno di scuola le graziose scolarette reciteranno contro tutti quelli che non si adeguano, vegetariani compresi; un prete, che ha capito come va il mondo e che perciò mette sullo stesso piano le tre religioni rivelate, verrà riportato in fretta e furia in quel manicomio da cui era riuscito a fuggire).

Le religioni, dunque, sono per Buñuel nient’altro che ipocriti veli dell’autorità politica; la Chiesa si alimenta delle ambiguità contenute nel messaggio cristiano, che non è solo un messaggio d’amore, ma contiene in sé anche i germi della violenza che ha contraddistinto tutta la sua storia: non a caso, nelle ultime scene del film, gli apostoli seguiranno Cristo, proprio dopo che avrà indicato nella guerra e nella divisione anche dei nuclei familiari più stretti, la sostanza della propria predicazione. Solo uno dei due ciechi miracolati, il più povero e più ingenuo, non lo seguirà. Film blasfemo, come altri del grande regista, surreale nei modi della rappresentazione, che ricorre anche a stilemi della letteratura fantastica (metafore ed espressioni verbali che diventano realtà), diretto magistralmente da un Buñuel in piena forma.

10 pensieri su “uno strano pellegrinaggio (La Via Lattea)

  1. Un film strano e affascinante. La sovrapposizione e la commistione di personaggi attuali e del passato che vivono i problemi religiosi e le contraddizioni degli interpreti del dogma è quanto mai significativa. Sono completamente d’accordo con la tua analisi , Lilli! La religione come strumento del potere secolare e, a sua volta, potere. Potere che si impone in maniera diretta ( i soldati) o indiretta (il prete dietro la porta delle camere da letto), che spiega, suggerisce e battaglia contro tutte le eresie e che detta regole e modus vivendi e che, comunque “domina”.

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  2. Grazie, Maria. Si tratta di un film talmente ricco di inviti alla riflessione che sarebbe possibile aggiungere altro alla mia primitiva recensione. Vedremo…

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  3. Non ho visto il film di Bunuel in questione ma provvederò grazie alla ricca cineteca spagnola di mia moglie. Più che altro la mia mente è subito volata al cammino per Santiago come possibilità per vivere un’esperienza fisica e al contempo spirituale. Camminare per raggiungere un luogo, per riempire spazio e tempo con la propria energia in movimento e dimenticare le sofferenze, per attraversare luoghi e scoprirne altri. Ho effettuato molti trekking ma mai più lunghi di un fine settimana. La verità è che, per quanto mi attragga, lasciarmi alle spalle chilometri di strada e andare avanti a camminare per settimane mi fa anche un po’ paura. Forse è proprio giunta l’ora di cimentarmi con qualcosa di più impegnativo e profondo. Io, il mio respiro, la strada. Incomincerò da questo film…e vedremo…grazie Laulilla.

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    • Io conosco quel percorso (non l’ho fatto a piedi, però, perché ero in auto con mio marito). Molto deludente l’approdo a Santiago, vera fiera e bottega tra le meno spirituali che si possano immaginare, però il viaggio in sé è bellissimo, non solo per i luoghi che si scoprono lungo il percorso, ma anche per i pellegrini che si incrociano, e per i ricordi letterari che si affollano alla mente (io avevo voluto vedere Roncisvalle, da dove è iniziato il nostro percorso spagnolo). Forse, prima di intraprendere questo viaggio faticosissimo, potresti provare, come ha fatto un mio amico, con la Via Francigena, che da Torino (non ne sono sicurissima, ma mi farò precisare il punto di partenza, se ti interessa) a piedi lo ha portato a Roma e ora si sente pronto per il cammino di Santiago. Certo, il periodo estivo è abbastanza micidiale per il caldo feroce in tutta la Spagna! Coraggio. 🙂

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      • Grazie per l’interessamento Laulilla, purtroppo il periodo estivo per me è abbastanza saturo di lavoro, per cui dovrei spostare la mia avventura ad un periodo autunnale o meglio ancora invernale…pensavo proprio alla via Francigena. Potrei partire anche da Aosta e muovermi verso sud. Vedremo. Se avrò il coraggio di affrontarne una parte sicuramente documenterò con immagini della flora incontrata lungo il cammino! 🙂

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        • Domani sera vedrò l’amico della francigena e mi farò dare i particolari. Credo che abbia ottenuto tutti i riconoscimenti ufficiali, che ti danno gli ostelli ad ogni tappa, a quanto ho capito con una certa severità, insieme all’assistenza e alle cure eventualmente necessarie (massaggi, unguenti, bendature dei piedi ecc.). Ti farò sapere. 🙂

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