l’ultima zingarata


Recensione della docu-fiction:

L’ULTIMA ZINGARATA – UN FUNERALONE DA FARGLI PIGLIARE UN COLPO

Regia:
Federico Micali, Yuri Parrettini.

Con Mario Monicelli, Gastone Moschin, Milena Vukotic, Tommaso Bianco, Chiara Rapaccini
– Italia 2011.

Non so se questa docu-fiction sarà mai visibile nelle nostre sale: qualcuno è riuscito a vederla ieri sera a Firenze, qualche altro in streaming su Mymovies, alcuni lettori del quotidiano La Nazione la troveranno in edicola, insieme al giornale questa mattina, in DVD, altri potranno acquistarla, sempre in DVD, presso la libreria digitale IBS o presso i punti di vendita italiani di Giunti Al Punto. Poca gente, quindi, potrà godersi questo spettacolo, che mette insieme il cortometraggio, proiettato fuori concorso, con molti consensi all’ultimo festival di Venezia, col materiale documentario che ci presenta il grande lavoro di preparazione che il “corto” ha richiesto.Peccato! Ora vediamo di che si tratta:

Ritrovare, nella Firenze di oggi un po’ di quello spirito scanzonato, salace e burlesco,descritto nei secoli, e anche dal nostro cinema, in modo particolare dalle scene del funerale di Perozzi, nel film Amici miei di Mario Monicelli, è la scommessa che ha permesso la creazione di questa Ultima Zingarata. Spinti dalla visione di una città che rischia di diventare come le altre, perdendo la memoria di sé per adattarsi a un turismo di bocca buona, produttore e regista tentano perciò di riprodurre, nel popolare Oltrarno fiorentino di Santo Spirito, la stessa scena del funerale, anche per verificare se sia possibile ancora convogliare le energie degli abitanti di quel luogo verso un comune obiettivo, che ne faccia riemergere l’anima vera. Con l’assenso di Mario Monicelli, che se ne mostrerà entusiasta e che darà un prezioso incoraggiamento alla realizzazione dell’opera, i due temerari creatori del documentario daranno vita a un lavoro molto bello, di grande interesse, con costi contenuti e parzialmente ammortizzati dalle offerte degli stessi fiorentini d’Oltrarno; grazie anche alla collaborazione di amici professionisti dell’immagine digitale, che faranno persino apparire il vecchio e malato regista di Amici miei nella scena del funerale – zingarata (magie di Photoshop!). Nel giorno e nell’ora fissati per le riprese risponderanno all’appello i fiorentini, insperatamente numerosi (più di un migliaio), eterogenei per composizione sociale, bizzarri nell’ abbigliamento, dal quale emerge la pittoresca creatività di chi sta allo scherzo con molta intelligenza, non grottesco, ma eccentrico: come era giusto e conveniente alla bisogna. In tutti, il desiderio di ridere in libertà, di evocare un bel momento della storia più recente della loro città, di essere all’altezza della loro fama di gente a cui non manca il buon umore. Per tutto il film, la presenza di Monicelli contribuisce a suscitare anche molta commozione, perché egli ricostruisce i momenti buffi, i problemi affrontati e rievoca gli attori di allora, dei quali ancora sopravvivono il grande Michele Moschin, incontrato a Narni, dopo che attraverso Face-book era stata fatta una prima conoscenza, e Milena Vukotic, il cui intelligente volto riappare in una bella intervista. Gioco, finzione e tanta voglia di esserci: il cinema, insomma.

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