Barney e la morte dell’autore (La versione di Barney)


Recensione del film:

LA VERSIONE DI BARNEY

Titolo originale:
Barneys version

Regia:
Richard J. Lewis.

Principali interpreti:
Paul Giamatti, Dustin Hoffman, Minnie Driver, Rosamund Pike, Rachelle Lefevre Version – 132 min. – Canada, Italia 2010.

Mi chiedo quale senso abbia la polemica presente in quasi tutte le recensioni, relativa all’inadeguatezza del film rispetto al romanzo. Il film va, secondo me, giudicato di per sé, poiché si avvale, nel narrare la stessa vicenda del romanzo, di mezzi espressivi, grammaticali e sintattici completamente diversi. Parafrasando il famoso titolo di un’opera di Roland Barthes, “La morte dell’autore”, che invitava il lettore a ignorare l’autore, per soffermarsi esclusivamente sul testo, bisognerebbe sostenere “la morte del romanzo ispiratore”, per soffermarsi solo su quel particolare testo che è il film, che in questo caso è l’opera da commentare. Entriamo nel merito di questo lavoro, dunque, per dare un giudizio, per quanto possibile, oggettivo. Il film ci racconta la vita di Barney Panofsky, singolare personaggio, la cui esistenza si svolge fra Roma, teatro del suo primo e subito fallito matrimonio, e New York, città in cu vive suo padre, poliziotto in pensione, grande ammiratore delle donne anche da vecchio, ma anche luogo in cui avviene la conoscenza della seconda moglie. Proprio durante il pranzo di nozze, Barney incontra, fra gli invitati, Miriam, che sarà il suo vero e unico amore per tutta la vita. Il rocambolesco inseguimento di lei lascia presagire la prossima conclusione di questa seconda vicenda matrimoniale, alla quale è legata, però anche l’oscura storia della scomparsa del suo migliore amico, in seguito alla quale Barney verrà sospettato di omicidio. Il matrimonio fra Miriam e Barney, la nascita dei figli non conclude però le avventure del protagonista, perché il suo goffo comportamento riesce a mettere in crisi anche l’amore della donna, che decide di lasciarlo. L’ultima parte del film, che ci presenta la decadenza fisica di Barney, la sua vecchiaia triste, accompagnata dalla demenza senile e dalla perdita della memoria, ci presenta però anche il riavvicinamento di Miriam al marito, che conferma la durata, nonostante tutto, dell’ amore che li aveva uniti. Ci troviamo, nel film, di fronte a un personaggio singolare, connotato da alcune caratteristiche: Barney è un maldestro pasticcione, che sembra quasi inciampare nelle cose: nonostante la migliore volontà non riesce a raggiungere le mete che gli stanno a cuore per la precipitazione irriflessiva del suo comportamento, per la stolta e incosciente immaturità che lo accompagna anche nei momenti più seri della vita; è anche uno svagato e tenero innamorato, un padre affettuoso e un marito geloso e possessivo; è inoltre molto indulgente con se stesso e portato ad autoassolversi. Tutto ciò viene detto con verità nel film, grazie a una regia attenta a non farsi travolgere dalle contraddizioni del personaggio, dalle sue mille sfaccettature poiché pare privilegiare una lineare e chiara narrazione, col risultato di darci un film coerente e gradevole, commovente nel finale, anche se non un capolavoro. Il lavoro degli attori accompagna bene l’intento del regista: Barney è un bravo Paul Giamatti, che con una espressione sempre un po’ trasognata e ottusa si adatta in modo convincente a un ruolo difficile; bravissimo Dustin Hoffmann (ma è ovvio); brave anche le attrici, in modo particolare Rosamund Pike nella parte di Miriam.

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