la logica, senza sbocco, della paura (L’angelo sterminatore)


Recensione del film

L’ANGELO STERMINATORE

Titolo originale El angel exterminador

Regia:
Luis Buñuel

Principali interpreti:
Silvia Pinal, Enrique Rambal, Jacqueline Andere, José Baviera, Augusto Benedico – 95 min. – Messico 1962.

Questo film andrebbe visto più volte, per apprezzarne la densità concettuale e per comprendere la resa cinematografica di situazioni al limite del credibile e del surreale. Se si ha, tuttavia, la forza di resistere alla pigrizia interpretativa, la sua visione può diventare una bella avventura intellettuale, e non può che arricchire di stimoli culturali la mente dello spettatore.

Un ricco signore invita un gruppo di persone a casa sua a cena, dopo la visione della Lucia di Lammermoor. Gli invitati esercitano diverse professioni: dal medico, al direttore d’orchestra, al soprano, all’ architetto, al generale, ma sono accomunati dalla elevata condizione sociale, dall’abitudine alle buone maniere e al lusso, così come i loro ospiti. La serata si annuncia singolare: la servitù se ne va quasi al completo, senza plausibili ragioni, spinta da una strana inquietudine, né valgono le minacce dei padroni di casa a trattenerla; un orso nero (chiamato la bestia, con evidente riferimento al linguaggio apocalittico), e alcuni agnelli entrano in casa, ma vengono tenuti lontani dal lussuoso salone in cui si sta cenando, che è delimitato sul fondo da tre porte dipinte con grandi immagini sacre: quella della Vergine col Bambino; quella di un santo e quella dell’Angelo dell’Apocalisse che annuncia il giorno del giudizio. Nel corso del film, queste tre porte, però, assumeranno funzioni poco sacre, destinate a nascondere tutto ciò che i commensali rifiutano di vedere: una cela preziosi vasi cinesi che svolgeranno il compito di raccogliere gli escrementi degli invitati; un’altra ripara gli innamorati che vogliono amarsi liberamente, mentre la terza cela il cadavere di un uomo morto durante la permanenza nel salone da pranzo. Da questo salone, che pure comunica coll’atrio del primo piano della casa, nessuno uscirà per molti giorni, quasi trattenuto da una misteriosa forza: qui ognuno si mostrerà per quello che è, perché, preso dal panico, dimenticherà presto il carattere distintivo che l’aveva in precedenza connotato e diventerà maleducato, violento, pavido. La paura provocherà incubi, comportamenti scomposti, pianti, rappresentati con immagini crude, grottesche e surreali, stilemi tipici del cinema buñueliano. Il modo per uscire da questa sorta di incantesimo verrà suggerito da Leticia, che invitando i presenti a ricordare esattamente la successione degli eventi dal momento del loro ingresso in quel luogo, indicherà la possibilità di riuscire a guadagnare l’uscita, mentre all’esterno della casa si è radunata una folla di persone impossibilitata a entrare. La storia raccontata nel film non procede linearmente, ma ciclicamente: la ripetizione di alcune scene, prelude al finale, in cui si ripropone un’analoga condizione di prigionia che coinvolge ancora lo stesso gruppo, questa volta all’interno della chiesa in cui si celebra il Te Deum di ringraziamento per…l’avvenuta liberazione!. Che significa tutto questo? prescindendo dalle parole di Buñuel, che metteva in guardia dall’indagare inesistenti significati nascosti (nessun autore è, a mio avviso, interprete unico e autorizzato delle sue opere) io penso che forse sia possibile individuare nel film il tema, più volte proposto, dei vizi della borghesia, che si distingue per l’ipocrisia attraverso la quale tenta di mistificare la paura della vita e degli altri, rimanendo impigliata nei valori fittizi del lusso, e dell’ostentazione delle ricchezze, veri surrogati della sicurezza che non ha; quella stessa borghesia che intende fare accettare da tutti i suoi falsi valori coinvolgendo altri gruppi sociali che a loro volta ne rimangono invischiati (tranne quelli che se ne vanno e che potrebbero perciò farsi portatori di valori alternativi, se riusciranno sopravvivere alle sue lusinghe, alle sue minacce e alla repressione). Film interessantissimo e arduo, che va più volte visto e meditato

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