il Pianeta Lapo (RCL– Ridotte Capacità Lavorative)


Recensione del film:
RCL– RIDOTTE CAPACITA’ LAVORATIVE

Regia:
Massimiliano Carboni

Principali interpreti:
Paolo Rossi, Emanuele Dell’Aquila, Alessandro Di Rienzo, Davide Rossi, Daniele Maraniello.
– 72 min. – Italia 2010.

Questo è un film da vedere, secondo me, non perché sia una meraviglia, ma perché è uno dei rari film italiani in cui, finalmente, si parla di noi, di questo paese in cui per brevissimo tempo le conquiste civili hanno migliorato le nostre vite, ma che rapidamente sono finite nel dimenticatoio, nell’indifferenza generale, a quanto sembra, essendoci tutti convinti un po’ troppo in fretta che a noi dobbiamo provvedere da soli, magari coll’aiuto della famiglia, e non importa se questo comporta compromessi con un sistema di potere non proprio cristallino. Finalmente, dunque, un film sulle lacrime e sul dolore della vita quotidiana, un “reality movie” e non uno spettacolo dove si fa finta di vivere.

Il pianeta Lapo è un luogo di fantasia, ma in questo film coincide con quella specie di non luogo, in cui vengono confinati, dopo il referendum che ha sancito la vittoria dei SI nello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco, i lavoratori più riottosi, quelli che hanno votato NO, quelli che il servizio di spionaggio interno ha segnalato come pericolosi nemici del “bene” (che è la competitività sui mercati internazionali), quelli che i giudici del lavoro hanno reintegrato e che sta lì a indicare che non è vero che si vogliano ridurre i costi, mentre è vero che si vogliono negare diritti e conquiste civili. L’azienda non teme gli sprechi che derivano dal tenere inutilizzati lavoratori che un giudice ha doverosamente costretto a riprendere in fabbrica, così come non teme di pagare il servizio di delazione che incastri i lavoratori, obbligandoli a rendere conto non solo del loro lavoro, ma di quel che pensano, o della pretesa di avvalersi di diritti che la legge prevede. Apprendiamo, anzi, che non solo si pagano molti sorveglianti, ma addirittura i sorveglianti dei sorveglianti, sfiorando il grottesco. C’è davvero poco da ridere in questa tragedia farsesca in cui si denuncia il fatto che sta facendosi strada l’idea che sia del tutto normale e accettabile un mondo alla rovescia di cui la risalita al contrario della scala mobile è una geniale metafora. I lavoratori sono costretti a muoversi per eseguire i compiti loro assegnati alla catena di montaggio in senso contrario allo scorrere della catena medesima, col rischio concreto di farsi male. Tutto per il “bene”, si intende. Dove questa concezione di “bene” si fa strada, però, avvengono gravi devastazioni umane oltre che territoriali, come è già avvenuto per la cittadina polacca, che ha già dato e che ora dovrebbe essere soppiantata proprio da Pomigliano.
Bravo Paolo Rossi e anche il regista, che hanno raccontato, con un film a metà fra il documentario e l’opera di fantasia, finalmente, un pezzo d’Italia, assolutamente rappresentativo dell’intero paese.

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