il difficile compito di educare (La scuola è finita)


Recensione del film:

LA SCUOLA E’ FINITA

Regia:
Valerio Jalongo

Principali interpreti:
Valeria Golino, Vincenzo Amato, Fulvio Forti, Antonella Ponziani, Marcello Mazzarella.
-85 min. – Italia, Svizzera 2010.

Ancora un’anteprima e ancora una recensione che potrà interessare studenti, insegnanti, famiglie, tutti coloro che hanno a cuore le sorti della scuola

Viene attribuito a Jean Jaurès il detto secondo cui si insegna non quel che si sa o si vuole, ma quel che si è. Ritengo che questo adagio contenga molta verità, anche se non credo possa attualmente, nel nostro paese, essere riferito solo agli insegnanti. La società, nel suo complesso, non assolve ai suoi compiti nei confronti dei giovani e si offre loro per quella che è, mentre quelle che con orribile espressione vengono definite “agenzie educative”, cioè famiglia e scuola non riescono a collaborare (o almeno non sempre e non molto) in vista dell’interesse dei giovani: anche loro insegnano quello che sono.
Il film affronta solo di scorcio il tema della famiglia: in questo caso accennando a una famiglia divisa, in cui viene sostituito un padre assente con molta disinvoltura e in cui perciò un fragile adolescente, Alex, cerca invano ascolto e attenzione.
La scuola, il liceo che Alex frequenta, si presenta subito come un luogo lontanissimo dalle esigenze del ragazzo, in parte perché la maggioranza degli insegnanti non ha mai messo in discussione se stessa e il suo modo di insegnare; in parte perché i due insegnanti più motivati e coscienti stanno vivendo un momento di crisi del loro rapporto amoroso, che li porta a voler aiutare il giovane Alex quasi contendendoselo, in ogni caso travalicando in modo abbastanza grave i loro compiti e i loro ruoli. Lei (una eccellente Valeria Golino) vorrebbe dare ad Alex quell’affetto materno che gli manca, ma inducendo il giovane a illudersi sulla natura del loro rapporto, per le implicazioni edipiche che il sentimento materno suscita. Lui fa il giovane piacione, si atteggia ad amico, fa il rockettaro un po’ freak, arrivando a impasticcarsi per compiacere il suo immaturo protegé, mettendosi perciò in grossi guai.
Mi pare che il film ci dica in fondo che, nonostante le migliori intenzioni, i due professori hanno cumulato errori su errori, senza riuscire, in compenso a dare molto allo studente. Il film è costruito in modo disuguale: duro e spietato nel presentare la situazione di degrado, anche fisico, della scuola in cui avvengono i fatti; altrettanto perfetto nel disegnare la noia dei consigli di classe e l’impotenza dei “centri d’ascolto”; non sempre persuasivo però nel racconto delle dinamiche interpersonali, soprattutto fra i due prof, marito e moglie che non si sopportano più e che gareggiano per accaparrarsi la benevolenza del giovane Alex, poiché, in tal modo diventa ancora più ingarbugliata una situazione, già di per sé complessa e difficile. Molto bella l’interpretazione che del giovane Alex dà l’esordiente Fulvio Forti, che il regista, a sua volta prof, ha trovato, se ho ben capito, proprio nella scuola.

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