il professor Bill e il suo doppio (Fratelli in erba)


Recensione del film

FRATELLI IN ERBA

Titolo originale: Leaves of Grass

Regia : Tim Blake Nelson

Principali interpreti: Edward Norton, Keri Russell, Richard Dreyfuss, Susan Sarandon, Josh Pais. – 105 min. – USA 2009

La vita del professor Bill Kincaid si dovrebbe svolgere, stando ai suoi piani, lontano da Tusla, cittadina dell’Oklahoma dalla quale era fuggito, quando, ancora ragazzo, aveva capito che il milieu culturale e linguistico di quel luogo avrebbe reso troppo imperfetta e riconoscibile la sua pronuncia e che le bizzarrie eccentriche di madre e fratello avrebbero frustrato i suoi ambiziosi progetti. Quando inizia il film egli ci si presenta come un ammirato e brillante docente di filosofia, che è riuscito a eliminare dalla sua parlata l’accento del Sud, e che è talmente affermato e apprezzato da ritenersi ormai prossimo alla carriera universitaria, mentre le sue lezioni al liceo ci mostrano un appassionato cultore della filosofia classica, convinto della sua utilità anche nella vita quotidiana. A Tusla, invece, egli tornerà, per dovere, essendovi richiamato dalla falsa notizia dell’uccisione del fratello gemello Brady. Tutto ciò che nel film seguirà, e che è in parte sorprendente e in parte prevedibile, è costruito come una commedia degli equivoci, di cui, è possibile cogliere l’origine nell’archetipo plautino dei Menecmi, i gemelli antichi le cui peripezie lo stesso Bill aveva evocato. Si sviluppa di qui la seconda parte del film, cioè l’intricata storia dei difficili rapporti di Bill con Brady, coltivatore “scientifico” di marijuana e pericolosamente in bilico fra buone intenzioni e crimine, con temibili frequentazioni di gente che delle buone intenzioni non sa che fare e che invece intende avvalersi di tutti gli strumenti del crimine. Il richiamo al mondo classico latino e greco, non si limita a Plauto: il regista sviluppa, infatti, attraverso il racconto, la concezione antica secondo cui il fato è il vero arbitro della nostra esistenza, il che rende inutile e velleitario ogni nostro proposito di arginare razionalmente lo scorrere incomprensibile degli eventi. Analogamente, attraverso le immagini e lo svolgersi delle vicende, possiamo scorgere la rilettura nietzschiana del mondo classico, che, riconoscendo il contrapporsi fra la nostra aspirazione all’ordine e alla chiarezza e la presenza di un primigenio mondo caotico e oscuro radicato in tutti noi, individua in ciò l’origine della ineluttabilità delle nostre contraddizioni, cioè, infine, la “fatalità” dei nostri comportamenti connotati dall’ambiguità e dalla doppiezza. I due gemelli, pertanto, compaiono come figure non separabili: Bill incarna secondo me, l’aspirazione a un ordine armonico e razionale, mentre Brady rappresenta le pulsioni meno confessabili, e, in questo senso è l’altra faccia di Bill, il suo doppio. Il film nasce perciò come un ambizioso progetto di dar vita cinematografica a concetti filosofici alquanto difficili da tradurre sullo schermo e, secondo me, riesce a darci un prodotto non sempre perfetto, ma interessante e dignitoso, obbligandoci a riflettere e a interrogarci su problemi serissimi in modo scherzoso e leggero. Contribuiscono alla positiva riuscita del racconto gli interpreti, che intelligentemente cercano di dare corpo a tutti i complicati personaggi di questa storia un po’ strana: da Edward Norton a Susan Sarandon a Richard Dreyfuss, principalmente.

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