amore, amicizia, diversità (London River)


Recensione del film:

LONDON RIVER

Regia: Rachid Bouchareb.

Principali interpreti:Brenda Blethyn, Sotigui Kouyaté, Roschdy Zem, Sami Bouajila, Bernard Blancan – 87 min. – Gran Bretagna, Francia, Algeria 2009.

La bionda Jane e il nero Alì sono due giovani che si amano: studiano a Londra, dove vivono nel modesto alloggio di in un quartiere multietnico e frequentano anche un corso di arabo. In seguito agli attentati del 7 luglio 2005, i rispettivi genitori, che non hanno da tempo loro notizie, partono per Londra e si mettono alla loro ricerca. La madre di Jane, Mrs. Sommers, è una vedova che vive, col fratello, in una villetta a Guernsey, isola della Manica. Il padre di Alì, Ousmane, è una guardia forestale che lavora in Francia. Egli è un africano, emigrato per garantire a sé e alla sua famiglia un futuro; non ha avuto né tempo, né modo di seguire il figlio a Londra: ha promesso alla moglie di riportarlo da lei, ma è preoccupato che il giovane si sia fatto trascinare in qualche sciagurato progetto terroristico. I due si incontreranno proprio durante i numerosi tentativi di ritrovare i ragazzi. Per entrambi si tratterà di conoscere davvero i propri figli: neppure Mrs. Sommers, infatti sa chi è Jane, l’ha vista, in realtà, durante l’ultimo Natale, ma mai avrebbe immaginato che la figlia studiasse l’arabo o che vivesse con un nero, islamico, in un quartiere talmente pieno di musulmani, che persino il padrone di casa della figlia, macellaio nel quartiere, lo è. La donna è sgomenta e impaurita: le notizie di Jane sono incerte e il timore che la figlia sia vittima degli attentati si fa sempre più forte, ma ciò che sembra maggiormente preoccuparla è che la giovane si sia messa in qualche guaio, perché, l’equivalenza pregiudiziale tra musulmano e attentatore le sembra ovvia; né la donna riesce a capire a che cosa possa servire a Jane la conoscenza dell’arabo. Molto lentamente Mrs. Sommers riuscirà a vedere il nerissimo e africanissimo Ousmane con amicizia, avvicinandosi a poco a poco a lui e al suo mondo, avendo finalmente compreso che nelle cose fondamentali della vita, quali l’amore e le preoccupazioni per i figli, o il dolore, gli uomini, qualunque sia il colore della loro pelle, sono davvero uguali, e che solo la pietà e la solidarietà reciproca ci aiutano a sopportare le angosce, pur nella diversità con cui ciascuno si esprime: si può essere rassegnati di fronte a ciò che è ineluttabile, come Ousmane o non riuscire a nascondere la rabbia, come Mrs. Sommers. Il film, di alto valore morale e civile, è condotto con grande cura. Il regista segue attentamente il mutamento che si produce nell’animo di Mrs. Sommers, e crea nello spettatore una forte tensione, perché riesce a dar vita ai due giovani svelandone a poco a poco gusti, aspirazioni, stili di vita, tanto che si attende con trepidazione di conoscere la loro sorte, sebbene vengano visivamente rappresentati solo attraverso qualche sbiadita fotocopia appiccicata sui muri di Londra. Ottimi gli attori: a Sotigui Kouyaté, umanissimo Ousmane, è andato il riconoscimento prestigioso del premio quale miglior attore al festival di Berlino 2009, poco prima della sua morte avvenuta nell’aprile di quest’anno a Parigi

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