La fisica dell’acqua


Recensione del film:
LA FISICA DELL’ACQUA

Regia:
Felice Farina

Principali interpreti:
Claudio Amendola, Paola Cortellesi, Stefano Dionisi, Lorenzo Vavassori, Lorenzo Pavanello,Samuele Longhi, Francesca Brizzolara, Fabio Ferrari, Anita Zagaria, Ferruccio Calamari, Giorgia Cardaci, Camilla Frontini, Simona Nasi, Davide Negro, Elena Presti – 76 min – Italia, Svizzera, Francia 2009

Il piccolo Alessandro vive da solo, con la mamma Giulia, in una casa sul lago, dalla morte del padre, avvenuta per annegamento qualche anno prima, cioè quando era piccolissimo e quindi incapace di ricordare. Come sappiamo dalla psicanalisi, tuttavia, se i ricordi in tenerissima età sono rarissimi e difficili, i fatti che coinvolgono i nostri primi anni si imprimono ugualmente nella nostra mente e determinano in seguito i nostri comportamenti. Nel caso di Alessandro, la morte del padre sembra aver determinato una vera angoscia per l’acqua, percepita come oscuro e minaccioso pericolo. A sconvolgere il mondo del piccino è anche l’inaspettato giungere dello zio Claudio, intenzionato a vendere la sua parte di proprietà della casa in cui abitano madre e figlio. L’accoglienza affettuosa di Giulia pare aver creato nel bambino una profonda gelosia, aggravata dal comportamento dello zio, che in casa si muove da padrone e che, forse per gioco, lo sfida alla boxe, spingendolo nel lago, e provocando in lui la sensazione che, in realtà, questi desideri la sua morte. Matura nella mente di Alessandro, perciò, un profondo odio, unito al desiderio di vendicarsi. Utilizzerà, a questo fine, le sue conoscenze da meccanico per sabotare i freni dell’auto di Claudio, ma le cose si complicheranno ed egli si troverà in commissariato a ricostruire, attraverso i propri ricordi, anche le ragioni del suo comportamento. Il commissario di polizia, spinto dalla pietà per il piccolo, lo aiuterà con pazienza e, direi, con affetto paterno a far a poco a poco emergere dal buio i ricordi penosi e angosciosi, tanto che nella mente di Alessandro l’immagine ora ricordata del padre e quella del commissario, finiscono per confondersi. La riemersione ci riporta ancora una volta alla metafora dell’acqua, pericolo minaccioso, ma anche elemento di vita, di rigenerazione, liquido amniotico per la rinascita, per affacciarsi, forse, al mondo della consapevolezza e della responsabilità. Il film ci conduce abilmente nel groviglio dei ricordi confusi e delle sensazioni del bambino, perché è raccontato dal suo punto di vista lo svolgersi degli eventi. Alessandro, però, a differenza di molti bambini del cinema, spesso rappresentati secondo i complementari luoghi comuni del Pierino -la- peste o dell’innocente e lezioso rompiscatole, è invece un bambino difficile, con comportamenti infantili, ma con pensieri, inquietudini, rimozioni più grandi di lui, e tutto ciò è benissimo narrato perché il regista mostra grande sensibilità ed empatia nei confronti del mondo infantile, senza creare nello spettatore ottimistiche illusioni, essendo consapevole anche che i bambini possono essere capaci di comportamenti volutamente crudeli. Alessandro è un bravissimo Lorenzo Vavassori, interprete perfetto ed espressivo, in buona compagnia degli altri attori e in particolare di una grande Paola Cortellesi. Un piccolo film, molto interessante e da vedere.

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