Colpo di fulmine – Il mago della truffa


Recensione del film:
COLPO DI FULMINE – IL MAGO DELLA TRUFFA

Titolo originale.
I Love You Phillip Morris

Regia:
Glenn Ficarra, John Requa

Principali interpreti:
Jim Carrey, Ewan McGregor, Leslie Mann, Rodrigo Santoro, David Jensen, Jessica Heap, Marc Macaulay, Beth Burvant, Antoni Corone, Dameon Clarke, J.D. Evermore, Griff Furst, Lance E. Nichols, Louis Herthum, Victor Hugo Palacios, James McDaniel, Tony Bentley, Morgana Shaw, Michael Showers, Brennan Brown, Annie Golden, Marylouise Burke, Marcus Lyle Brown, David Dahlgren, Douglas M. Griffin, Michael Wozniak, James B. McDaniel, Trey Burvant, Clay Chamberlin, Harrison C. Davies, Tommy Davis, Jaime San Andres, DeVere Jehl, Kennon Kepper, Jacqueline King, Denise Robin, Liann Pattison – 102 min – USA, Francia 2009

il film racconta la vera storia di un americano, imbroglione di professione, che sta attualmente scontando una condanna “esemplare” a 144 anni di carcere, elargitagli nel Texas governato da George Bush. Nel film la storia vera del protagonista viene modificata nel finale, ed è narrata da lui stesso, Steve Russel, dal letto di un ospedale, da cui non dovrebbe più uscire, se non morto, poiché lì è stato ricoverato come malato terminale di AIDS. Apprendiamo dunque da Steve alcune cose di lui: si è sempre sentito omosessuale, fin da piccolo; ha, nonostante ciò, contratto un matrimonio con una donna (una insopportabile e bigotta borghesuccia), che lo ha reso padre; è stato poliziotto per cercare di identificare la madre che lo aveva abbandonato nella più tenera infanzia; ha lasciato la moglie e anche la polizia, quando, a seguito di un grave incidente, ha deciso di voler vivere la sua vita, secondo le inclinazioni che fino ad allora aveva represso. Inizia, a questo punto, un difficile percorso da gay, con gravi difficoltà soprattutto economiche, superate da Steve attingendo esclusivamente alle sue doti di intelligente imbroglione. Tutta la sua vita da gay è una vita in fuga: dalla prigione, dalla polizia, dalle sventurate vittime delle sue truffe e delle sue millanterie. In carcere conoscerà Philip Morris, timido giovane gay, che gli resterà fedele negli anni. Questa movimentata esistenza potrebbe dar vita a un film interessante, solo che il regista decidesse di scegliere un filone narrativo e lo seguisse con coerenza. Purtroppo, invece, i registri narrativi che vengono seguiti sono parecchi e la pellicola oscilla fra la descrizione della storia d’amore e di fedeltà con Philip, secondo un cliché romantico, e il racconto divertito, ma non sempre divertente e spesso ripetitivo, delle avventure rocambolesche, delle menzogne, degli inganni di Steve. Non è sufficiente la estrema bravura di Jim Carrey e del suo partner Ewan McGregor per evitare allo spettatore una certa noia, perché davanti a un film che vuole essere d’amore, d’avventura, ma anche di rappresentazione della vita carceraria, di inganni comici (ma, quando sono troppi, diventano prevedibili e non fanno più ridere), fondamentalmente si finisce per essere disorientati e ci si trattiene poco volentieri. Peccato!

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