Crazy Heart


Recensione del film:
CRAZY HEART

Regia:
Scott Cooper

Principali interpreti:
Jeff Bridges, Maggie Gyllenhaal, Robert Duvall, Ryan Bingham, Rick Dial, Debrianna Mansini, Jerry Handy, Ryil Adamson, J. Michael Oliva, David Manzanares, Chad Brummett, Tom Bower, Beth Grant, Annie Corley, James Keane, Anna Felix, Paul Herman
– 112 min. – USA 2009

Bad Blake, un tempo affermato autore e cantante di musica “country”, ora è sulle soglie della vecchiaia, a corto di quattrini e in condizioni di salute piuttosto precarie. La spietatezza dello “Star System” sforna a getto continuo nuovi cantanti, come Tony, che sono disposti a usarlo ancora come trampolino di lancio per le loro esibizioni, ma non a lasciargli la scena, quali che fossero stati i suoi precedenti meriti. Il pubblico per il quale Bad canta è quello piuttosto anziano del New Mexico, del Texas, dei grandi spazi per lo più desertici, intervallati dalle squallide oasi dei motel, dei bar ospitati da capannoni a ridosso delle pompe di benzina. In parte per consolarsi della tristezza del presente, in parte per abitudine inveterata, in parte per dimenticare i suoi fallimentari trascorsi matrimoniali, Bad consuma super alcoolici e sigarette, ma anche talvolta “erba”, in quantità impressionanti, con immaginabili conseguenze sul suo fegato, sui suoi polmoni e sul suo cuore. Una giovane giornalista, Jean, conosciuta durante un’intervista, suscita in lui una tardiva passione amorosa, mentre il bimbo di lei sembra far riaffiorare nel suo cuore quella voglia di paternità, un tempo tanto lontana da avergli fatto abbandonare senza rimorsi il figlio di pochi anni. La sua vita alla deriva gli impedirà di costruire un saldo legame con Jean, che pure continua ad amarlo, ma sarà proprio la ferma decisione della donna a fargli prendere coscienza che è arrivato il momento di cambiare. Il film propone dunque una serie di temi che non costituiscono una novità né nel cinema, né nella cultura americana: la sregolatezza dell’artista, l’alcool come risposta, la vita on the road negli scenari fascinosi e inquietanti del West americano. Jeff Bridges, tuttavia, nella parte di Bad, riesce a far diventare, con la sua splendida interpretazione, interessante questo film, certamente non nuovo: tanto è giusta e perfetta la sua maschera d’attore che riesce a imprimere verità ad un personaggio che diversamente sarebbe stato un po’ troppo visto. Bellissime le canzoni, che forse avrebbero richiesto un po’ di sottotitoli in italiano, ma qui si dovrebbe porre contestualmente, il problema del doppiaggio (e perciò anche della traduzione) davvero poco “country”.

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