Happy Family


Recensione del film:
HAPPY FAMILY

Regia:
Gabriele Salvatores

Principali interpreti:
Fabio De Luigi, Diego Abatantuono, Fabrizio Bentivoglio, Margherita Buy, Carla Signoris, Valeria Bilello, Corinna Agustoni, Gianmaria Biancuzzi, Alice Croci, Sandra Milo
– 90 min. – Italia 2010

Un tendone che si apre e si chiude all’inizio e alla fine del film, davanti a un palcoscenico, ci ricorda quello che nessun appassionato di cinema dovrebbe mai dimenticare, cioè che il cinema è soprattutto finzione. In questo caso la finzione prende l’avvio dalla mente creativa di Ezio, scrittore e sceneggiatore di una pièce, che nasce e si sviluppa dalla sua collaborazione con una folla di personaggi, che qui sono in attesa di recitare la loro parte, ma anche di vedere quale sorte, di vita o di morte, di felicità o di sciagura, lo scrittore ha in animo di riservare loro. I personaggi in cerca di autore, che sono più dei sei pirandelliani, danno vita, dunque, a uno spettacolo in cui, nella diversità dei ruoli assegnati da Ezio, si muovono, incrociando casualmente i loro destini, due famiglie, di diversa estrazione sociale. Ad avvicinarle è l’amore che sui banchi del liceo è nato fra i due giovani rampolli dell’una e dell’altra famiglia: Filippo e Marta. Come nelle famiglie vere, anche in quelle di Ezio si delineano i problemi di sempre: dei rapporti coniugali sull’orlo della crisi, delle donne insoddisfatte, di anziane nonne un po’ rintronate, di malattie che inaspettatamente e sinistramente compaiono, costringendo a rivedere stili di vita e comportamenti e a porre il problema della ricerca di una vita piena, in cui possano esistere anche gioia e trasgressione, non solo lavoro e denaro. Lo stesso Ezio è travolto dalla vicenda, e sembra quasi che talora gli sfugga il controllo delle sue creature, che premono per dare, alle storie che li riguardano, un andamento a loro più congeniale. Lo spettacolo, perciò, si interrompe più volte, prima di giungere alla conclusione che fin dall’inizio si era prospettata. Lo scrittore tornerà alla vita vera, ricordandoci con Groucho Marx, che, diversamente da quella rappresentata, non ha una trama ed è perciò unicamente affidata al caso. A noi spetta il compito di renderla un po’più gioiosa, se possibile. Bellissimo sfondo del film è una Milano coloratissima di giorno (con la sua trasgressiva e divertente Chinatown) e soprattutto in bianco e nero di notte, con i fari luminosi delle auto che l’attraversano e con le luci che sottolineano, quasi fantasticamente, la sua vitalità. Presenti però anche altri paesaggi, il mare ad esempio, con valenze simboliche molto pregnanti. Ritengo che il film sia interessante e testimoni la volontà di una ricerca espressiva originale, perseguita con cura e raffinata nella realizzazione, lontana dalla sciatteria della comicità strapaesana di molta produzione italiana. La bravura degli attori (Bentivoglio, Abbatantuono, Buy, Signoris, Bilello) conferisce momenti di verità, talvolta drammatica, talvolta comica, talvolta inquieta allo svolgimento del film, che a mio avviso merita di essere visto e apprezzato.

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