Mine vaganti


Recensione del film:
MINE VAGANTI

Regia:
Ferzan Ozpetek

Principali interpreti:
Riccardo Scamarcio, Nicole Grimaudo, Alessandro Preziosi, Ennio Fantastichini, Lunetta Savino,Elena Sofia Ricci, Ilaria Occhini, Bianca Nappi, Massimiliano Gallo, Paola Minaccioni, Emanuela Gabrieli, Carolina Crescentini, Giorgio Marchesi, Gianluca De Marchi, Daniele Pecci, Matteo Taranto, Carmine Recano -110 min. – Italia 2010.

il film, nonostante alcuni pregi (bella fotografia ed eccellenti immagini del paesaggio pugliese, bella musica), affronta un tema serissimo come l’outing di un giovane omosessuale in una famiglia tradizionalmente legata agli stereotipi di genere, con la leggerezza superficiale della commedia italiana. Capitalismo familiare e maschile, le donne in casa a garantire l’eredità della gestione del piccolo impero alimentare, e a celare presunti vizi e vizietti attraverso una ipocrita gestione del privato che non può diventare di pubblico dominio in un sud italiano, rappresentato come estremamente arretrato e legato a una visione del “maschio”, degno di Vitaliano Brancati. Lo sa Ozpetek che la regione che descrive in tal modo è governata da un signore che questo outing l’ha fatto in pubblico e che, nonostante ciò, è stato votato dalla maggioranza dei pugliesi? Voglio ricordare ciò, perché la mia impressione è che, al di là delle polemiche più o meno pretestuose, il cinema italiano non riesce proprio a raccontare questo nostro paese, pieno certamente di pregiudizi e di difetti, ma forse anche migliore di quanto si creda. Cercare il consenso del pubblico, suscitando il riso sulle affermazioni arretrate di un padre ottuso, o sulle esibizioni muscolar-palestrate di un gruppo di gay romani piovuti nel leccese per far compagnia a Tommaso, o sui grotteschi stratagemmi notturni della zia, per ricevere in santa pace l’uomo che ama, mi pare un modo regressivo di rappresentare il problema della libertà sessuale di ciascuno e della liceità di ogni singola scelta. Le risate continue e anche gli applausi a scena aperta che su questi aspetti del film ho sentito a Torino in una sala collegata al Museo del Cinema mi inducono a non apprezzare affatto il film in questione.

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