la nazione arcobaleno (Invictus)


Recensione del film:
INVICTUS – L’INVINCIBILE

Titolo originale:
Invictus

Regia:
Clint Eastwood

Principali interpreti:
Morgan Freeman, Matt Damon, Tony Kgoroge, Patrick Mofokeng, Matt SternJulian Lewis Jones, Adjoa Andoh, Marguerite Wheatley, Leleti Khumalo, Patrick Lyster, Louis Minnaar, Penny Downie, Shakes Myeko, Sibongile Nojila, Bonnie Henna, Grant Roberts, Langley Kirkwood, Robert Hobb – 134 min. – USA 2009

Il film si apre presentando la difficile situazione del Sud Africa dopo la vittoria elettorale di Nelson Mandela: le troppe umiliazioni dei neri, soggetti alla ferocia di una segregazione disumana, non potevano essere cancellate, ma neppure era possibile permettere che le paure dei bianchi (minoritari, ma pur sempre in posizioni di vantaggio economico e “militare”, essendo la polizia e l’esercito schierati con loro) creassero un clima di tensione e di guerra civile, che avrebbe riportato all’indietro l’orologio della storia. Il compito del popolare “Madiba” non poteva che essere quello di costruire la nazione, rendendola Arcobaleno, cioè colorata di tutti i colori della pelle degli uomini e delle donne che ci vivevano. La prima parte del film si incentra perciò sulla riflessione politica di Mandela, che, cosciente della sua solitudine, assume l’enorme responsabilità di realizzare un progetto di pacificazione dei popoli sudafricani, utilizzando i mezzi che di volta in volta si presentano come i più adatti allo scopo. Un’apertura di credito viene offerta, tra mille diffidenze dei suoi seguaci, agli esperti guardiani “Afrikaner”, che avranno cura della sua incolumità. Allo sport del rugby, invece, popolarissimo solo fra i bianchi, Madiba affida la missione quasi impossibile di creare un tifo “trasversale”, che cancelli gli odi, permettendo a tutti di identificarsi nei colori verde e oro della squadra degli Springboks.

La scommessa difficile sarà vinta, grazie anche all’intelligenza del capitano della compagine, François Pienaar, che guiderà i suoi compagni in giro per il Sudafrica, a conquistare la simpatia e il tifo dei giovani neri e che prenderà coscienza dell’ingiustizia della carcerazione del vecchio Presidente, visitando l’angusta prigione che per trent’anni l’aveva rinchiuso, senza riuscire tuttavia a piegarne la fierezza di combattente. Cadono le barriere di diffidenza: la squadra, su cui nessuno avrebbe puntato, si affermerà nel campionato del mondo, mandando in visibilio le folle di bianchi e di neri, grazie a un finale di partita giocato con la testa, col corpo, come si addice a uno sport “da selvaggi”, ma soprattutto col cuore. La seconda parte del film, che è la più spettacolare, ma che mi pare un po’ viziata da retorica apologetica, ci descrive, appunto, il ritrovato orgoglio della squadra, le azioni incalzanti dei giocatori, le emozioni collettive delle folle. Molto interessante è, tuttavia, il film nel suo complesso, in cui è possibile, a tratti, ritrovare la problematicità del vecchio Clint Eastwood, soprattutto nella prima parte, vera riflessione sul potere, sul consenso che continuamente va riconquistato (perché in ogni democrazia continuamente viene messo alla prova), e sul lavoro politico diretto a risolvere problemi di tutti, essendo il governo rappresentante dell’intero paese e non della sola parte, sia pure maggioritaria, che lo ha eletto. Morgan Freeman interpreta magnificamente, da par suo, il vecchio Madiba, ma tutti gli attori sono all’altezza del loro ruolo.

2 pensieri su “la nazione arcobaleno (Invictus)

  1. Che perdita!! in questa Italietta senza sogni e progetti, con dei piccoli uomini (o quaquaracquà) che litigano per il potere e non sanno fare una piccola cosa come una legge per votare, di fronte ai due progetti giganteschi del Sudafrica liberato dall’apartheid di Nelson Mandela: la pacificazione e lo sport come momento di unificazione! Mi vergogno, mi vergogno!

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